Pink Tax: sullo sfondo rosa la frase " pink Tax: le tasse che pagano solo le donne"

La Pink Tax è quell’inspiegabile e fastidioso aumento di prezzo, comune nei prodotti dedicati al pubblico femminile solo per caratteristiche di packaging e scelta di colore. Il rosa appunto.

Nella pratica si traduce nella frase ” se sei donna paghi di più!”

E non è l’unico modo in cui il mercato si permette di discriminare le donne!

In questo post troverai

  • Che cos’è la Pink Tax
  • Come e dove nasce
  • Su quali modelli si basa
  • Perché essere donne costa di più e quanto
  • Dove si applica
  • Come aggirarla

Che cos’è la Pink Tax?

E’ un’accisa fittizia ( e sottolineo fittizia) su prodotti dedicati espressamente alle donne che quindi vengono a costare di più, molto di più, degli omologhi maschili.

E ciò in barba al divario salariale di genere!

Come dire: guadagni di meno ma paghi di più…

Di fatto è una scelta di marketing basta su uno stereotipo di genere che permette di posizionare un qualsiasi prodotto neutro sul target femminile per renderlo automaticamente più costoso.

Il risultato è che questi oggetti costano mediamente il 7% in più, soprattutto se sono rosa o riportano la scritta “women”.

Un rincaro che arriva a toccare punte di oltre il 50% quando si tratta di deodoranti e creme viso!

Come è possibile?

In pratica si crea la percezione per cui di uno stesso prodotto, in origine neutro, ne esistono due versioni dedicate: uno per gli uomini e uno per la donna. Anche se, di fatto, non è vero.

Una strategia di marketing geniale quanto discriminatoria!

Pink Tax. un bicchiere con rasoio e spazzolino su uno sfondo rosa antico
Che cos’è la Pink Tax e come nasce

Come e dove nasce?

La cultura occidentale si basa sulla costruzione di ruoli distinti e complementari a cui corrispondono qualità, bisogni, necessità e comportamenti diversi.

Sono nati, così, modelli specifici di ciò che è maschile e ciò che è femminile.

E da questi, gli stereotipi che ben conosciamo.

In realtà molti di questi, nel corso della storia sono stati ampiamente sconfessati.

Tuttavia, la cultura patriarcale dominante ha avuto la forza di traghettare nel nuovo millennio alcune (molte) vecchie credenze e i relativi pregiudizi che il marketing non ha tardato a cavalcare.

Di fatto lo stereotipo si traduce in una scelta di pricing delle aziende che scoprirono di poter differenziare un prodotto di base neutro come saponi , creme , deodoranti e creare un novo bisogno orientato sul genere.

Il prodotto femminile è dunque diventato un money maker , cioè un creatore di denaro per le imprese che producono certe categorie di beni

la Pink Tax è l’espressione di questo stereotipo e danneggia non solo le tasche femminili, ma, soprattutto contribuisce a rinforzare la disparità di genere.

Tutto è stato reso noto con il ministro per le pari opportunità francese Pascale Boistard quando rivelò che 5 rasoi Monprix rosa costavano il 4,7% in più rispetto alla corrispettiva confezione da 10 maschile.

Da qui fu coniata l’espressione “Pink Tax”: stesso rasoio, diverso colore e diverso prezzo.

Sembrerebbe non esserci altro da aggiungere.

E invece no.

La Tampon Tax

Che tu ci creda o no, anche il ciclo mestruale è tassato!

E non poco.

L’intero ciclo fertile di una donna può arrivare a costare 5000 euro di tasse. Cioè in IVA.

Già, perché gli assorbenti igienici, tamponi e coppette, pur essendo beni di prima necessità, ma ad uso esclusivo delle donne ( DPR 633/1972 o Decreto IVA), sono considerati come beni di lusso e quindi tassate al 22% in Italia. E non al 4% come dovrebbe essere. In Ungheria addirittura al 27%, guarda caso…

A onor del vero la legge di bilancio del 2022 prevede un taglio al 10% a partire dal prossimo anno, ma siamo ancora ben lontane dal 4% indicato per i beni di prima necessità, sempre che ci siano i margini di bilancio per poterla applicare.

Finito qui?

Assolutamente no!

La pink tax riguarda oggetti spiccatamente femminili come cellulari, penne , spazzole bustine rosa
A che cosa viene applicata la Pink Tax?

A quali categorie merceologiche si applica la Pink Tax

  1. Shampoo e detergenti
  2. Deodoranti
  3. Profumi
  4. Creme viso e prodotti di skincare
  5. Giocattoli per bambine
  6. Abbigliamento, in particolare giacche cappotti felpe e jeans

Su quest’ultimo punto è interessante notare che oltre alla Pink Tax, se sei una taglia forte, paghi un surplus di prezzo. Questo perché se sei curvy, dicono le aziende di abbigliamento, è necessario un design speciale che valorizzi la tua fisicità!

Come vogliamo chiamare tutto questo se non discriminazione?

Che cosa possiamo fare?

Non certo attendere la parità

  • di genere
  • salariale

Nemmeno l’abolizione della Pink Tax sembra una strada percorribile nel breve termine.

Richiede, infatti, l’impegno congiunto di consumatrici e brand.

Da parte di questi ultimi, in realtà, c’è da evidenziare una sempre maggiore apertura.

L’avvento della moda genderless in grado di soddisfare una sessualità più liquida ha spinto giganti del fast fashion come Zara ed H&M a produrre collezioni unisex abbattendo in parte o totalmente la Pink Tax.

Interessante anche la posizione del produttore indipendente di rasoi Billie, che non solo ha avuto il coraggio di rinunciare al rosa, ma anche di mostrare peli veri nel suo spot.

Spot di Billie sui rasoi

Inoltre, promuove una visione emancipata delle diversità di genere ed è impegnato in campagne di empowerment femminile.

Una su tutte #JanuHairy con cui le donne mostrano la loro scelta di non depilarsi.

Ora è sufficiente raccogliere il testimone e portare avanti quest’ondata di rinnovamento e, nel frattempo, diventare sagge,

Il boicottaggio del rosa: come aggirare la Pink Tax

Se la Tampon Tax non dipende da noi, perché è un’accisa a tutti gli effetti, e l’abolizione è un percorso non esattamente immediato, su tutto il resto possiamo lavorare.

In che modo?

Il segreto è, come sempre, fare da sole!

Eccoti alcuni esempi.

Con l’abbigliamento è decisamente piuttosto facile.

Ti serve una giacca o un cappotto? Rubala al tuo compagno, se avete taglie simili, oppure serviti nel suo negozio.

Io lo faccio sempre! Entrambe amiamo il mood British e c’è un negozio favoloso che ha anche taglie piccole, una figata!

Stesso vale per le camicie. Prendila dal suo armadio o comprala in un negozio maschile.

Bianca, azzurra, a righe… come la preferisci, oversize, ovviamente, che è di tendenza. Se poi ci metti un paio di tacchi ( su quelli investi, mi raccomando) sei da urlo!

Per le felpe, che sono una categoria con Pink Tax, serviti da lui e abbina qualche accessorio femminile: un successo.

Insomma usa, dove puoi, capi da uomo e investi saggiamente in pochi pezzi davvero unici ed eleganti, che durino nel tempo. In questo modo avrai abbattuto l’onere della Pink Tax e sarai glam!

Per quanto riguarda prodotti di igiene e simili, per prima cosa evita tutto quello che ha packaging molto femminili, rosa o con la scritta “for women”. Contengono lo stesso prodotto a costo inferiore, hanno solo colore o foggia diversa.

Sui profumi, a meno che tu non sia patita dell’unisex, c’è poco da fare: quelli femminili costano di più…

In questo come in quei casi in cui non si può fare diversamente, l’unico strumento a disposizione è la comparazione dei prezzi .

Come?

Parliamo di Idealo

Valutare caso per caso quando conviene acquistare e quando no, sfruttando la fluttuazione dei prezzi, è la mossa vincente.

Per farlo usa i servizi offerti da Idealo.

Si tratta di un comparatore di prezzi  con oltre 130 milioni di offerte di 30.000 negozi online, che non solo offre un servizio di comparazione per individuare i prezzi più convenienti, ma si pone anche come una guida autorevole e imparziale allo shopping online con schede tecniche, filtri di ricerca avanzati e recensioni di esperti.

In due parole: compara e acquista meglio!

E per la nostra amata skin care?

La pink tax colpisce i prodotti della nostra skin care di routine, detergenti saponi e creme
Come aggirare la Pink Tax sulla skin care

Le aziende, purtroppo, sanno che questo è uno dei nostri punti deboli e ci vanno a nozze

Così ho chiesto aiuto alla mia amica e collega Martina Graziani, del blog

My Beauty in Pink

su come aggirare il problema.

Ecco la sua risposta:

Abbattere l’incidenza della Pink tax sui prodotti di bellezza dedicati alle donne è possibile, con una cosmetica di qualità, accessibile, pratica e alla portata di tutte.


Una skincare routine basica può avvalersi di 3 massimo 4 prodotti:

  • Olio struccante – Un prodotto tutto in 1 per rimuovere il trucco, adatto a tutti i tipi di pelle.
  • Mousse detergente – Un metodo di pulizia molto delicato e anch’esso adatto a tutte le tipologie di cute.
  • Crema viso – Un prodotto necessario per idratare la cute e mantenerla sana e compatta.
  • Protezione solare – Da usare tutto l’anno, ci protegge dal sole per evitare l’invecchiamento precoce e l’eventuale insorgenza di tumori cutanei.


Inoltre, per risparmiare è importante confrontare i prezzi, fare attenzione alle offerte e sfruttare la Grande Distribuzione.

Ecco tre prodotti che personalmente compro e ricompro e mi sento di consigliare a a tutte:


Clinians Gel detergente maschera illuminante vitamina C
⦁ Roberts Acqua distillata alle rose tonico rinfrescante
⦁ Garnier Acqua micellare tutto in 1 pelli sensibili


Autoprodurre i cosmetici, è un altro ottimo modo per risparmiare e aggirare il problema della Pink tax. Io stessa utilizzo le ricette fai da te per i miei trattamenti e ti assicuro che non hanno nulla da invidiare a quelli commerciali.

Questi sono i siti dove trovare le migliore ricette e rimedi per la tua bellezza:


Bio Makeup
La Saponaria
PiùVivi

Grazie Martina! Sempre professionale e disponibile!

E tu non perdere il suo articolo sui cosmetici low cost: è formidabile.

Conclusioni

Essere donne costa di più e siamo vittime del gender pay gap.

Le ricerche condotte suggeriscono che i rincari sui prodotti specificatamente femminili siano maggiori rispetto agli omologhi maschili,

Le aziende, infatti, differenziano prodotti originariamente neutri creando la percezione di una versione dedicata alla donna e gravandola di un surplus di prezzo. In realtà, spesso, la differenza è solo nel packaging, colore e scritta.

Il risultato è una disparità morale e materiale che si fonda su pregiudizi e stereotipi sostenuti da una forte cultura patriarcale che si scontra con una realtà in forte cambiamento.

Le donne non sono le casalinghe benestanti e annoiate di certe pubblicità del secolo scorso!

Sono lavoratrici spesso

  • precarie
  • mal retribuite
  • madri, spesso single
  • care giver

Sebbene vi siano illuminazioni e prese di posizione da parte di molti brand, la Pink Tax è, a tutt’oggi, una realtà molto presente. Ci vorrà tempo perché si possano raggiungere risultati di parità.

Nel frattempo, però, noi da sole e insieme, possiamo fare molto con piccoli trucchi per aggirare gli ostacoli economici.

Rinunciare al packaging rosa, alle scritte e rubando nell’armadio degli uomini può essere un buon inizio per risparmiare e sgretolare pregiudizi e discriminazioni che pesano non solo sul portafoglio ma anche e soprattutto sulla dignità femminile.

Sei d’accordo?

Come sempre ti aspetto: contattami per quattro chiacchere insieme e non dimenticare di continuare a leggere il mio blog!

A presto

Emi

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4 commenti

  1. Ciao Emi, wow articolo davvero interessante. Fa pensare molto quello che hai condiviso. Come sempre noi donne in qualche modo siamo sempre più in difficoltà ma contemporaneamente siamo forti da trovare soluzione anche a questo, alla condivisione e al supporto femminile. Un bacio

    1. Ciao Jessica,
      Grazie!
      Eh si’, hai proprio ragione! Le difficoltà sono la benzina dei nostri successi e, insieme, possiamo essere inarrestabili!
      A presto
      Un abbraccio
      Emi

  2. Ciao Emi!
    Stupendo il tuo articolo. Non avevo idea dell’esistenza del pink tax.
    Grazie perché adesso potrò fare scelte più consapevoli!
    Condividerò sicuramente questo tuo articolo con le maiche!
    A presto!
    Francesca

    1. Ciao Francesca,
      che bello ri-sentirti!
      Grazie e mille, per il tuo commento. Sono davvero felice di esserti stata utile. Purtroppo è un argomento su cui non ci si sofferma mai e i furbastri ci marciano!
      Spero di sentirti presto
      Un grande abbraccio
      Emi

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